il diritto al bello

Già nel 1973 Franco Basaglia e Michele Zanetti arredarono il manicomio ancora abitato con mobili di design per riaffermare la dignità delle persone, rese cose nel manicomio. Gli oggetti e le forme della vita quotidiana affermavano un altro punto di vista in questa storia in cui le soggettività erano negate. Poi, fin dai primi anni Ottanta, i principi aperti della “cura dei luoghi” sostituiscono la logica chiusa dei “luoghi di cura”, costruendo il diritto alla bellezza come pratica concreta di cura ed espressione. Il design degli oggetti e gli spazi, realizzato dalla Falegnameria Hill, e le grafiche del Gruppo ZIP hanno fin da allora prodotto spazi comuni e istituzionali inediti: habitat sociali che affermano la dignità come strumento di emancipazione, contro la miseria dell’assistenza istituzionalizzante. Questa sperimentazione è diventata logica di progettazione oltre la salute mentale, nei distretti di salute e negli interventi comunitari che agiscono la cura come cultura, giorno dopo giorno. Il diritto alla bellezza come cardine delle pratiche di cittadinanza. (continua a leggere)

Già nel 1973 Franco Basaglia e Michele Zanetti arredarono il manicomio ancora abitato con mobili di design per riaffermare la dignità delle persone, rese cose nel manicomio. Gli oggetti e le forme della vita quotidiana affermavano un altro punto di vista in questa storia in cui le soggettività erano negate. Poi, fin dai primi anni Ottanta, i principi aperti della “cura dei luoghi” sostituiscono la logica chiusa dei “luoghi di cura”, costruendo il diritto alla bellezza come pratica concreta di cura ed espressione. Il design degli oggetti e gli spazi, realizzato dalla Falegnameria Hill, e le grafiche del Gruppo ZIP hanno fin da allora prodotto spazi comuni e istituzionali inediti: habitat sociali che affermano la dignità come strumento di emancipazione, contro la miseria dell’assistenza istituzionalizzante. Questa sperimentazione è diventata logica di progettazione oltre la salute mentale, nei distretti di salute e negli interventi comunitari che agiscono la cura come cultura, giorno dopo giorno. Il diritto alla bellezza come cardine delle pratiche di cittadinanza.